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Latina - Storia: la Chiesa, il Regime e la palude

Quando la Chiesa consolidò il suo possesso sull'Agro, tanto buon territorio non poteva non interessarle. Numerosi pontefici vollero provare a bonificarlo, alcuni con interventi concreti, altri facendo approntare studi da ingegneri italiani e stranieri.

Ma il papa che ha legato il suo nome al risanamento della palude è Pio VI, che si impegnò a inviare tecnici e operai per liberare l'Agro dagli acquitrini e riportare in funzione l'antica Appia.

In suo onore il canale prese il nome di Linea Pio: fiancheggia la Fettuccia (l'Appia tra Roma e Terracina) ed è lungo ben 21 km.

Fino alle soglie del 1930, la palude dominò incontrastata, ma sotto il governo fascista la bonifica fu affidata a due Consorzi: quello della Bonificazione Pontina, che aveva iniziato ad operare già dal 1923, e quello della Bonifica di Littoria, entrambi ancora in attività.

Ci si rese conto che occorrevano potenti mezzi per prosciugare e regolarizzare le acque paludose e malariche su un'estensione di circa 134 mila ettari.

Oltre ai lavori specifici di bonifica, si dovevano anche creare le condizioni adatte alla vita stabile nell'Agro: l'ingrato compito venne affidato all'Opera Nazionale Combattenti.

La politica del regime previde l'assegnazione, a ogni famiglia di coloni, di un lotto di terreno di estensione variabile a seconda della fertilità, a cui era annessa la casa colonica.

Nel 1932 iniziò l'immigrazione di decine di migliaia di contadini, provenienti soprattutto dal nord-est dell'Italia, verso l'Agro pontino. Uno dei risultati più singolari di questo trapianto fu la nascita di piccoli borghi che includevano in media cento poderi, a cui vennero dati i nomi di celebri località della prima guerra mondiale.

La zanzara anofele iniziò a “vedersela brutta”, combattuta a forza di zanzariere e pesticidi, privata del suo habitat naturale, laghetti stagnanti e imputriditi, per cui decise che era tempo di levare le tende e andare in cerca di fortuna altrove.




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