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Ventotene - Storia: l'epoca dei Romani


L'isola trovò il suo momento di gloria con i Romani, che ne avevano subito apprezzato la ricchezza di legname e pietra vulcanica.

Da bravi ingegneri quali erano, vollero dotare l'isola di un porto “adeguato”, ampio ed efficiente: scavarono il banco di tufo, che degradava a mare, ricavando un bacino profondo in media 3 metri, protetto dalla roccia, completo di moli e magazzini “super attrezzati”.

Ancora oggi, grazie all'imboccatura rivolta ad est, si può entrare nel porto anche in pessime condizioni atmosferiche.

I romani sfruttarono perfino gli “spazi morti” del bacino portuale, ricavando, nelle sporgenze sul lato esterno del porto delle cavità, dei canali e delle piccole vasche per la raccolta del sale, che si vedono, anche oggi chiaramente, dal braccio dell'antico molo.

Fu realizzato, inoltre, un portico, ancora visibile, che fiancheggiava la banchina, alle cui spalle si aprivano numerosi vani quadrangolari, la cui funzione era quelli magazzini e depositi, mentre oggi sono utilizzati come pescherie, o anche locali per la scuola subacquea…

Quindi pensa: chi ci lavora adesso, è in subaffitto ai Romani!

Ai piedi del faro troviamo i resti di una meravigliosa peschiera romana, scavata nella roccia, con canali di collegamento tra le vasche, che permettevano di convogliare i pesci da uno scomparto all'altro.

Basti dire che il centro abitato era rifornito da un acquedotto alimentato da enormi cisterne, poste quasi a metà dell'isola: veri e propri serbatoi per il villaggio e il porto, che ricevevano l'acqua attraverso condutture in piombo o tubature in cotto.

Presso la Cala Battaglia si trovava la necropoli, dove ancora oggi ci sono resti di “tombe a camera”, ricavate nella roccia e decorate con stucchi dipinti.

Proprio qui passava il confine tra l'area urbana e la zona meridionale di Ventotene, adibita a colture irrigate tramite acque piovane e piccole cisterne ricavate nella roccia.




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